
Ed oggi ho riso.
Ho riso per davvero..
Ho riso fino a farmi male
Ho riso di continuo
Ho riso dimenticandomi di tutto
Ho riso in modo liberatorio
Ho riso…
e…accidenti se sono riecheggiate le nostre risa in questa giornata io e te.
Per le strade
In quell’aula gialla nabesca con i Mac fighetti all’ultimo grido…
In quel capannone infinito e gelido, laboratorio di folletti e brillantini e rossi e verdi e…
E so anche che se non accadeva più da tempo,
troppo tempo..
era…
era un po’ per colpa mia.
Un po’ tanta.
Lo so.
E so..
Che se oggi ho riso..
Non è stato per il pino della Fiorucci con il BabboNatale perverso e le due donnine nude sulla neve…a cui abbiamo messo mano[o meglio la sottoscritta t'ha obbligato a toccare] e tentato di boicottare inciccionendo le bagascie e dipingendole a nostra immagine e somiglianza (quasi…molto quasi)
Non è stato per il granbuonvecchio Beppe che incassava i miei innocenti insulti sempre col sorriso e faceva il brillante coi suoi occhialini neri e i capelli spettinati e…
Non è stato per i due simpatici baldi giovani che ci hanno allietato della loro presenza lavorando a due nuovi pini, per Golia e ...."sono finteeeeeeeeeee!"... sì ok ...grafica stampata...mica pazienti amanuensi come noi ...ma facevano il loro porco effetto nè...=)
Non è stato per il nostro amico teletabbis AttilioTono che s’avvicina e con voce divertita mi fa “si dai, dopo la babba natale puoi dipingere le donnine tranquilla…”
Non è stato per la rassegna “bei vedere” incontrati nel nostro tragitto, con conseguenti miei sospiri estasiati e relativi tuoi pugni sulla spalla…
Non è stato per Cipolla che sogghigna un po’ per le nostre erudite conoscenze sul montaggio e FinalCut…
Non è stato nemmeno per la puzza di formaggio inenarrabile in metro…
Oggi…come non facevo da tempo…
Ho riso.
Ed è stato per TE.
Perciò…
Perciò un semplice grazie non serve, non basta.
Nemmeno un scusa per aver chiuso le orecchie,
e pure gli occhi…tutte quelle volte…
troppe volte.
Nemmeno un ti voglio bene messo qui…e troppo spesso poco dimostrato in concreto…
Perciò..
Per ora inizio a scaricare la lista delle canzoni che mi hai chiesto.
^ ___ ^
….da Colei che eccede, colei che urla, colei che ride e fa rumore
Colei che…”mamma mia sei impossibile!
Questa è l’ultima volta che lavoro con te!!”
Giorni fa era un giorno qualunque.
Il cielo grigio e una mattina stanca
Sguardo sazio ma sempre in cerca di qualcosa
Allora era un giorno tranquillo
Non era ancora successo
Non avevo ripreso in mano i pennelli
Non avevo ancora commissione
Non avevo ancora pianto
Non avevo ancora sperato
Non avevo ancora atteso
Non avevo ancora urlato contro il cielo
…
sedevo su quei sedili ammuffiti
davanti a me c’era un uomo con gli occhi azzurri,
ma non chiari
non brillanti
semplicemente lì così…
trasparenti.
Guardava e…
Pareva guardare oltre
emanava una sorta di malinconica energia
un fascino esotico, bruno
Un po’ d’autunno.
Poi…
Un uomo sulla quarantina,
quasi completamente stempiato
e poche pianure grigie ai lati
la fede al dito e il Rolex al polso nervoso
si sedette di fronte a me
coprendo il campo visivo dell’altro.
Portava una camicia a righe blu-azzurre
E Sotto un gessato scuro..
una cravatta arancio sporco stretta troppo.
Stringeva un gigantesco libro
copertina mimetica, senza macchia alcuna,
Ken Follett, da buon pendolare annoiato.
Aveva gli occhi scuri,
illudevano d’esser svegli e vispi.
Proprio quelli
Di lì a poco
mi avrebbero confermato
Che…
Quell’uomo sapeva appartenere
In modo scandito e regolare,
ad un’altra dimensione.
Non c’avevo fatto caso prima
Nelle mie fisse, nelle mie istantanee
tento sempre di non dar nell’occhio eccessivamente
Di non fissarmi per troppi attimi continui
Invece poi… incuriosita
Lievemente stupita, m’accorsi che…
Ogni 11-12 secondi
gli cascavano regolarmente le palpebre.
Non riusciva a tenerle su
Hey, non era sonno, no
non aveva l’aria stanca
era evidente
una cosa stranissima
non cercava nemmeno di opporsi,
quasi rassegnazione nel suo sguardo aperto
che attendeva solo il prossimo black out,
Era come se
ad ogni step
il suo cervello staccasse la spina per un secondo
via un secondo dal mondo
-quasi non potesse più sopportare
tutto questo peso addosso-
come se
un tuffo nel buio
le persiane cedessero
e si riaprissero
ma
non prima di aver preso aldilà
un ansiolitica e convulsa boccata d’aria.
Ci sono quelli poi che rideranno
Ci sono quelli che …“lo sapevo io”
ci sono quelli che si dispiaceranno
ci sono quelli che consoleranno
ci sono quelli che non se lo spiegheranno
ci sono quelli che non sapranno che direfare
ci sono quelli che “suvvia dai,non è niente,si và avanti”
facile quando non capita te
pittoresco da raccontare
scontato quasi, se ci si guarda intorno
ma il fatto è che…
a me
un ago che resta incastrato nel petto
avrebbe fatto meno male.
E io…
Io credevo
Io speravo
Io lottavo per darmi all’ennesima
Nelle mie forze
Nelle mie capacità
Nelle mie aspirazioni…
Perché?
Perché bo…mi sentivo così…
Percezione…
Era il mio…
Era il momento…
Invece…
Invece.
Ed ora dico solo che…
Avrei solo voluto un po’ più tempo…
Almeno un altro pò..
Un'altra possibilità?
No..
Solo Tempo…
Solo spazio…
Solo attenzione…
Avremmo fatto insieme cose che..-
Avremmo smontato e rimontato castelli
Avremmo aspettato il sole prima di addormentarci
Avremmo urlato di gioia fino all’alba
Avremmo corso in quel verde
E cercato il fiore anche sull’asfalto
Avremmo viaggiato anche stando fermi
Avremmo riso fino a farci male
Avremmo scacciato l’inverno insieme
Avremmo imparato a nuotare
Avremmo imparato a cucinare
Avremmo imparato a non ferirci
Avremmo volato…te l’avevo promesso
Ma
Non ho avuto modo di scoprire tutti miei numeri
Tutte le mie magie
Tutte le mie sfumature..
E sarò anche insicura ma
credimi..
Sono tante..
E …non finiscono qui.
Vorremmo solo che quel qualcuno
ci pigli di sorpresa
Ci porti a sé, al suo petto
E chiudendoci leggero gli occhi
Ci disegnasse i contorni del viso
solo con la punta del suo polpastrello
un soffio lieve..
percorrere tutte le nostre increspature
le curve…le rientranze….gli aggetti…
seguire le linee…disegnarle…
e così all’infinito
quasi come se
la nostra pelle fosse tela
e le sue dita pennelli
ad abbozzarci…per poi campirci
e dettagliarci…
lasciandolo fare, restando inermi
sotto così magica e misteriosa danza
vorremmo rimanervi
per non riaprire gli occhi
e accorgerci che forse
è stato tutto un grande sogno
vorremmo lì restare
perché la condizione del nostro essere
non è quella della solitudine
non lo è mai stata
e questo non deve comportare l’accontentarsi
ma instancabile e affannosa e ricca ricerca
verso quel punto
in cui gli aculei si incastrino in modo
da non staccarsi con un semplice cambio di vento
in modo da non soffrire
e non recar dolore
mai più…
non ancora..
non svegliarti…
resta qui con me…
resta sul mio ventre ancora un po’
solo il tempo di…
un ultimo incantesimo
il volo decisivo
un pensiero felice
la chiesetta rossa in mezzo al verde
-se mi stendessi qui, se solo mi stendessi qui
ti stenderesti con me e dimenticheresti il mondo?-
le parole scritte
e quelle sussurrate
quel foglio bianco filigranato
quel cilindro pieno di matite colorate
la croce di legno
trecce di dita e fili d’erba
quando il sole è ancora caldo…
e allora non aprire gli occhi
non è tardi
abbiamo tempo
non alzarti
resta qui..
ancora un secondo…
riavvolgi il nastro
carica il carillon…
ritorna a quella finestra
e torna a guardarmi dall’alto
aspettami
aspetta che io salga quelle scale
aspetta che varca quella porta…
sliding doors.
Capirai che il cielo è bello perché
in fondo fa da tetto a un mondo pieno di paure e lacrime
E piangerai, oh altroché!
Ma dopo un po' la vita ti sembrerà più facile,
e così fragile, ricomincerai…
Viviamo in un mondo
in cui ciò che vediamo
è solo la punta di un iceberg.
Solo la punta.
Versa le tue lacrime nelle mie piaghe
Saprò serbarle
E mi aiuteranno a rimarginarle
E tu donati
Sporcati i palmi
Non aspettare domani
Potrebbe essere tardi
Non ignorare quando una donna piange
Non correre sempre dritto
Non pensare che ti sia dovuto tutto
Osserva e apri quelle braccia
Alzati e scopri che c’è tutto un mondo là fuori
È troppo piccola la tua verità
Per pretende che sia l’unica.
Alleggerisciti
Ferisciti, se serve
Per sgorgar fuori
Chiudi gli occhi
Immagina
Viaggia
Incuriosisciti
Spera
Concediti intero
se sai che sarà lei
la tua salvezza.
Chiedi
Non soffocare
Ma aspettala, cercala, accarezzala.
È troppo poco..
Troppo poco il tempo che ci è concesso
Troppo veloci i treni…
Non perderne più di due.
Potrebbero non tornare.
Origami
Che svolazzino nella tua stanza
Prenditi il tempo…
Il tuo.
Quando trova senso alzarsi e viaggiare verso quelle aule e ascoltare…
La percezione non è coincidenza delle cose bensì…interpretazione.
Per cogliere le sfumature ci vogliono le parole
La parola offre alla percezione uno strumento per significarsi.
Il primo senso che sviluppano i neonati è il tatto.
I neonati che nei primi giorni di vita non vengono accarezzati muoiono, e i rarissimi casi che sopravvivono presentano grossi traumi.
La differenza tra gli esseri umani e gli animali…è che i primi provano desideri, i secondi appetiti.
La felicità è legata all’uso delle nostre più preziose facoltà.
Il vero senso della vita non è stare dalla parte della conoscenza,
ma quella del mistero.
...e crescere...
e srotolare l'orizzonte..
le lacrime si confondono in mezzo a tutta quest’acqua, sai?
Nessuno mi vede
Nessuno può sentirmi
Se resto un po’ qua sotto.
La vasca è piena
e fredda la porcellana
solo il mio corpo ad aderire
l’acqua non abbastanza bollente per avvolgere
mi si scioglie il trucco
e mi sanguina il labbro inferiore…
devo smetterla di morsicarmelo.
-Le scomparse posso avvenire nella scienza.
Le malattie possono scomparire improvvisamente. Tumori che se ne vanno. Apriamo qualcuno per scoprire che il cancro se ne è andato.
E' inspiegabile, è raro, ma accade.
Noi la chiamiamo misdiagnosi, diciamo che non l'avevamo mai visto prima, qualsiasi spiegazioni ma non la verità. Questa vita è piena di cose che scompaiono.
Se qualcosa che non sapevamo di avere, scomparisse, ci mancherebbe?
Come ho detto, le scomparse possono avvenire.
Il dolore svanisce, il sangue smette di scorrere, e le persone, le persone scompaiono....
Avevo altre cose da dire, così tante cosa da dire, ma ...
Io
Io sono scomparsa-
La follia
La malattia
L’ansiolitica contraddizione mia
E l’acqua sopra a pesare
Ma riuscirò a venire a galla…
Con le mie sole forze…
Resto qui solo un poco…
Solo il tempo di lasciarmi morire un po’…
Cullata dalle onde.
Si…lo so
una traditrice
Una puttana traditrice sono stata.
L’ho lasciata..
Abbandonata..
Mi sono data a tutto il resto..
Sono andata con tutti. Tutti gli altri.
Mi sono concessa il mio tempo
Mi sono data agli “impegni”
Ai doveri
Mi son consegnata alla mia macchina fotografica
Al mio pc..
Ai fogli di word
Ai fogli del moleskine
Mi son venduta al diavolo e ai miei stupidi vizi
mi son messa in testa
possibili istallazioni e performances
Peraltro irrealizzabili
Ho immaginato grandi tele di olio ed acrilico
Ho compiuto passeggiate dada
Ho viaggiato a braccetto con la filosofia situazionista
Ho indagato e cercato nuovi orizzonti
Ho cercato carezze
Ho voluto amici
Amori…
E
Lei..
Lei l’ho dimenticata..
Relegata nell’astuccio…
Eh…l’astuccio…
Invece..
Invece ora per necessità..
per l'entusiasmante nuovo corso di illustrazione
e quel folle professoide dagli occhiali giga e neri
Son tornata strisciando da lei…
In ginocchio
Implorandola di darmi ascolto
Di nuovo
ancora
E maledizione lei era lì...
Sempre lì
Inerme ma divina
A guardarmi storto…
E pensare
“mò son cazzi tuoi”
invece..
invece poi tra le mie mani
è tornata quella di un tempo..
quella che non mente..
non tradisce
che si lascia guidare
e se sbagli e non viene come volevi
è solo colpa tua
che c’entra lei?
Ed eccola ancora lì tra le mie dita
S’è lasciata
Riprendere
possedere
Perfetta e assoluta
Si è sentita apprezzata…
Voluta
E compagna nel creare nuovi mondi
Nuove terre
Nuove linee a plasmare il mio animale
A cercare di rifuggir la realtà…
Perché lei c’è
C’è sempre
Lei è semplice
Non pretende
Non tradisce…
Quando sei sola nella tua stanza
Quando gli altri son troppo occupati
O la tua testa troppo piena e malandata per uscire
Quando fuori impazza il vento e in cucina la solita solfa
Lei c’è…
non è troppo occupata per altro
è solo tua, per te
È lì sul tuo tavolo
Non serba rancore
Fedele come solo lei…
Mi perdona
E
Aspetta paziente
Di finir ancora tra le mie mani
d’esser artefice veicolo di qualcosa
grande o piccolo
banale o profondo che sia...
di prender vita. in me.
con me.