Un bagno caldo per lavar via la pioggia
Le bolle a scoppiare posate sul vapore
E la Nonvoglia di spegner l’acqua bollente
Altrimenti che faccio?
Altrimenti brividi
Altrimenti gelo qui…e chi mi troverà?
E alla fine domani sveglia all’alba
E alla fine primissimo treno dalla mia beneamata station
E alla fine in Centrale…verso Venezia.
E alla fine fuggo..
Scivolo tra le dita?
Si…
Lo so.
E si che vorrei appisolarmici in mezzo alle vostre mani…
Sui vostri palmi caldi e amici…
E alla fine sfuggo.
Vorrei dispiacermene.
Vorrei sapere che cosa fare.
E mi rattrista…
Non voglio che la mia figura disegni un contorno
E poi lasci il vuoto..
Non voglio esser una mancanza
Non vorrei lasciar buchi..
Non è da mè…
Ho sempre riempito….
Ho sempre colorato
Ho sempre ecceduto..
Mai meno..
Mai ermetica.
Ermetismo?
E se l’è cus’è?
….
E invece ora?
Che succede?
Cambia il vento?
Già 20 anni?
No… appena…appena 20…
E un tappeto a srotolarsi ancora..
E nonostante guardi fuori dalla finestraportafinestrinomonitor
Nonostante cerchi nuovi campi di grano
Nonostante accarezzi nuovi capi
Nonostante sorrida ad altri sguardi…
Non dimentico.
Manco, lo so.
E anche voi mancate…
Il passato non và via con un po’ di solvente per unghie.
Non per me.
Ho tatuaggi sottopelle che voi non potete nemmeno scorgere..
Nemmeno se ci passate il polpastrello sopra…
Ma ci sono.
e se le vite o i treni allontano..
ci sarà sempre un tavolino ad un bar
per dispiegarsi di nuovo, ancora, dopo tanto tempo...
per noi, ancora...ci sarà.
Io scivolo..
Scorro…
Fuggevole..
Ma vi porto con me, che vi piaccia o no.
Sara
Tre fori nell’orecchio sinistro
E gli orecchini a prender fiato.
Il gelato alla nutella e al plasmon
Che mi si scioglie tra la lingua e il cielo…
Eggià…certe farfalle ti si posan sul petto
Appena prima di voler chiudere gli occhi
E non volano via
Decidono di trascorrere
La loro breve esistenza su di te
E tu …
E tu non puoi far altro che trattener il respiro..
Per lasciarti attraversare dai loro piccoli passi su di te
Brividi.
E allora non ci sono giacche esposte male
Né lavori con tanto amore creati che spariscono
Non ci sono ritardi dei treni
Nè smarrire piccoli oggetti d’affezione
Non ci sono macchine che si frisano
Né asini-draghetti che non suonano
Non ci sono insetti che spaventano
Né peli sotto il mento dimenticati lì
Non ci sono vecchietti libertini e vouyeur
Né bottiglie che s’aprono e innondano cataloghi
Non ci sono rifiuti di piccoli aumenti per cavarsela
Né ore che passano come se sbattessi le ciglia
Non ci sono strade che non si conoscono
e nemmeno distanze troppo grandi da rammendare…
in fondo non siamo poi così lontani
in fondo non è mai così tardi
in fondo non è mai sempre così amara la sventura…
solo una madeleine cotta velocemente
solo fili d'erba tra i capelli
solo il rotolarsi srotolandosi
solo un colore, chiaro e indefinito..
solo lo scoppio di risa
solo il solletico sul muscolo cardiaco..
solo la penna e l'inchiostro a sgorgare sul ruvido
dalle tue vene
a crearti a donarti
ciò che puoi fare, ciò che sei..
e la bocca aperta
solo noi...
solo voi…
..
solo io e i miei eccessi
i miei troppo. i miei estremi.
e la consapevolezza che a volte vengono accettati
e perfino amati,
a volte.
non sei solo.
non sei sola.
solo giorni in cui prima di piovere per davvero,
aspetta un po’.
Io che l’ho vista piangere di gioia e ridere
che più di lei la vita credo mai nessuno amò…
Sara
Con le dita a disegnare
Contorni sospesi
e riempirli di rosso
Una latta d’acqua a disinfettare
Nodi e cipollature
Nonché midolli eccentrici…
E cortecce che precedono libri
E libri, dei cambi.
D’anni o stagione.
Chissà.
Piccola resti,
non c’è dubbio…
Ma
Campanili suonano
Il sole che squarcia il piumone grigio
E ritiri quel libretto colorato
Per l’ultima volta
Il primo anno si conclude
Definitiva
In alternativa
Senz’uscite.
Qui.
Un punto.
E tu leggera.
Aquiloni e Guccini nelle orecchie
Vorrei.
Sinuosamente
Aspetti che l’aria t’innalzi
Verso il colore
E rifugga la notte
Troppo
troppo interminabile..
Non si può restare soli
Certi notti qui.
Sara

Specchiandoti
Rifrangendoti
Anamorfizzandoti.
Che dici..
Narcotizziamo Wendy e giochiamo con Peter?
Ossì.
Ossì…
Facciamolo.
Sorridi…
Sorridi ancora
tu che sei qui con me
E tu che là, da lontano mi osservi nel tuo respiro
lo stesso, come se fossi
qui
riecheggiano le risa
Dentro le casse
Sopra le nuvole
Sotto quegli alberi.
È questo quello che voglio sentire di te.
Questo che voglio.
Asciugati
l' Occhio
tagliato da un rasoio.
Una fetta in più?
Lascio?
No
Non lasciare.
Tienitela
Uniscila
ricuciti
A lei.
Nostri i pensieri,
nostri gli attimi
nostri quei voti tondi,
con cui un giorno
là fuori
ci puliremo il ****
Ma che importa?
-Se è un purgatorio è nostro perlomeno-
Mattine a correre verso la stazione
Quando tutto non s’alza
e non sa ancora di giorno,
E a cercar di toccare,
Polpastrello sul finestrino
quel cerchio rosso che sorge
Libro sulle ginocchia
E fresco ai piedi scoperti
E un pensiero a chi veglia,
qui
da poco…
ma sempre e comunque..
E strade da morsicare
Mollette a stringere magliette
E croci appena prima del petto
che batte e lo fermi con la mano.
E il tornare
E i passi svelti
a 1 metro e 30 centimetri dall’asfalto
Con le tue cuffie nuove (rivisitate)
E il cellulare che non smette di illuminarsi
Un po’ perché pieno,
un po’ perché sta per esalare l’ultimo respiro.
Il vaglia arrivato, l’ostello è nostro.
Gli acini d’uva rotolano
E settembre si dimezza bene, tutto sommato.
Sara
Se solo la bacchetta azzurra
Se
Fosse di spirito dotata
Forando la latta di vernice
Per davvero.
Per un poco, almeno.
Se solo si potesse.
Solamente avvicinarsi
Dissetare.
Districare.
Solleticare…
Sprofondare dentro te
O lui
O lei
O loro.
Camminarli.
Cucchiai spezzati.
Versare bicchieri nell’acqua.
Vedere le cose così come sono.
Eccitare.
Esaudire
Accompagnare
Accontentare, ma superandosi
Superandoli
Superandola
La Lady che ti inchioda alle travi.
Una Queen con le palle.
Paura la chiamavano.
Io ho smesso di chiamarla.
Se solo si potesse,
Ah, Vi giuro. Lo farei.
Sara

Era uno dei miei cd preferiti…tra quelli che ogni sabato sera mettevo sù a mio Papà, mentre compiva il suo rituale bagno –sabatesco-.
Cd audio ma registrato da un vecchio vinile…un po’ scheggiato e ammaccato in effetti.
Ma chiara e indistinguibile lo stesso..
La voce grossa, ipenetrante…come solo lui.
Che non potevi fermati e voltarti verso tal suono…
Quell’omone dagli occhi cerchiati di linee scure e pelle trasparente…
E il cuore buono..
La pace. Ma non pacata…piena di fiamme..
Il suo ritratto.
tanto ha fatto e tanto ha lasciato all’Italia, e a tutto il mondo.
Se ne và via di gente, ogni giorno…sì…lo so.
E silenziosamente vanno. Non meno degni…non meno da commemorare…
Ma quando accade a certe stelle polari…
Certi contorni campiti che han saputo toccare l’anima di tutti, tanti…tantissimi
Non puoi non fermarti a pensare..
E proprio perchè forse ciò che donano, e con essi lo strascico che li segue..
È più forte del vuoto che si cristallizza intorno.
E allora è questo il vero senso delle cose.
Alla fine la corolla d’iride che lascerai sarà ciò che sei stato…quel che hai fatto e creato…
Quello..
Ognuno,
nel suo piccolo.
Già.
Nessun dorma! Nessun dorma! Tu pure, o Principessa,
nella tua fredda stanza
guardi le stelle
che tremano d'amore e di speranza...
Ma il mio mistero è chiuso in me,
il nome mio nessun saprà!
No, no, sulla tua bocca lo dirò,
quando la luce splenderà!
Ed il mio bacio scioglierà il silenzio
che ti fa mia.
Dilegua, o notte! Tramontate, stelle!
Tramontate, stelle! All'alba vincerò!
Vincerò! Vincerò!
Sara
Forse davvero
non fu fatta per esser donna.
Persona,
Toccata,
amata,
posseduta.
Forse è vero..
E solo ali per volar lontano,
trasparenti, di rosa cangianti
Lei
sola…
forse così che dovrebbe
solo intorno a loro
volo libero
in superficie
a donar qualche colore,
ma senza promesse
senza illuder che ci siano i dopo
Lei.
di tutti…
e di nessuno.
Pericolosa.
Nel gioco di salvare
Che poi , come da copione
Come sempre
Come non prevede
finisce nel perdersi.
E farli perdere.
I viandanti che illusi dalla luce
della finestra
ad un tratto
viziati dall'aria asettica
della stanza buia,
con le tende damascate.
smarriscono
il controllo.
Sì,
Si fà quasi paura,
oh Artemisia mia,
No
non bella tu…
e non sfortunata,
accecante forse,
dietro una maschera,
che nemmeno lei sa di portare.
Confusa e insicura
Inconsapevole.
stanca di mietere sorrisi,
e restituire assenze.
Necessita di un nuovo vento…
Di un altro paio di ali
Per liberarla dal volo libero e spaiato
Incerto viandare
Per aiutare,
senza riuscirci
gli uomini che hanno perso la via.
Altri battiti sicuri
Per rinchiuderla a sé, senza chiavi ne catena
Ma salvando il suo cuore
Placando la forza
Smorzando il tremore
Asciugando il dolore.
Chissà che non siano già tra le fronde
ad attenderla.
o che incessante sia destinata a vorticare
nel suo volo senz'umane sembianze.